Akihito e la fine di un'era
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Akihito e la fine di un’era | Nella tana della volpe

Buongiorno a tutti!
Oggi è l’ultimo giorno dell’era Heisei, e assisteremo all’abdicazione dell’imperatore Akihito – il primo ad abdicare dopo più di 200 anni.
Da domani, toccherà al figlio Naruhito occupare il Trono del Crisantemo, ed entreremo nell’era Reiwa.

Ma chi è stato Akihito? Come si è distinto dal suo predecessore?
Partiamo dall’inizio, per comprendere la portata storica di questo passggio!

La fine dell'Era Heisei

Il 30 aprile 2019 è stato l’ultimo giorno di regno Akihito. L’imperatore ha infatti abdicato nell’autunno precedente (2018) e ha lasciato il trono al figlio Naruhito. Visto che io arrivo come sempre un po’ in ritardo, sicuramente si è già ampiamente parlato della nuova era Reiwa, del significato del nome e di tante altre curiosità. Preferisco allora fare due chiacchiere proprio su questa figura imperiale, perché Akihito è stato un sovrano particolare, e per molti versi rivoluzionario. La sua è un’esperienza particolarmente interessante, anche perché è il primo imperatore giapponese che abdica dal 1817: il suo è stato un gesto così rivoluzionario da obbligare il parlamento – la Dieta – a modificare la legislazione del 1947, che non prevedeva l’abdicazione dell’imperatore.

Ma più di questo, Akihito è stato un imperatore molto amato dalla popolazione perché nel suo lungo regno – un regno di 30 anni – ha cercato il più possibile di avvicinare la figura dell’imperatore, quindi del trono imperiale, alla popolazione. Dobbiamo ricordare che il predecessore, nonché padre, era Hirohito, l’imperatore della guerra, ed è evidente l’immensa differenza a la distanza di percezione della popolazione: da una parte, un sovrano inteso in termini assoluti e divini (Hirohito) e dall’altra una figura simbolica, amata ma intimamente umana (Akihito).

Non più divino, ma nel segno della pace

Ma facciamo un passo indietro: Akihito è il quinto figlio (e il primo maschio) del famigerato Hirohito, colui che nel 1945 ha parlato alla radio per dichiarare la sconfitta e la resa, e per dichiarare al popolo che l’imperatore, in effetti, non era divino. Hirohito è quindi, per la popolazione giapponese, ancora il simbolo di un periodo storico particolare e difficile, che da un lato ha portato alla crescita e allo sviluppo del Giappone contemporaneo, ma che è stato fortemente segnato dal lungo periodo del conflitto.

L’esperienza bellica è stata così significativa che, fino alla morte di Hirohito nel 1989, della guerra non si è parlato.

Alla sua morte, il trono passa quindi al primo figlio maschio che diventa imperatore il 7 gennaio del 1989, ponendo fine all’era Showa e dando inizio all’era Heisei, “la pace raggiunta” o anche “raggiungimento della pace”. Sembra chiaro quindi che il nuovo imperatore si carica di una nuova responsabilità rispetto alla popolazione, nel tentativo di portare il proprio ruolo in mezzo alla gente e, su un piano molto più profondo, di far pace con il lunghissimo conflitto mondiale.

La sua intenzione di affrontare il trauma della guerra e in parte le responsabilità del Giappone nel conflitto è emersa fin da subito, attraverso alcune visite ufficiali che il nuovo imperatore compie con la moglie all’inizio del suo regno.

Oltre alla volontà di affrontare le problematiche risalenti alla guerra, Akihito ha dimostrato da subito il desiderio di creare una maggiore vicinanza con il proprio popolo: questa attitudine si è manifestata con forza nel 2011, in occasione della triplice catastrofe del Tohoku quando l’imperatore è apparso in televisione – mostrandosi nuovamente al pubblico – e ha manifestato la sua vicinanza alle vittime della tragedia.

Può sembrarci un’azione più che ovvia, ma dobbiamo ricordare che l’imperatore in giappone gode ancora di una fortissima segretezza: non si incontra tutti i giorni in città, il suo palazzo è chiuso al pubblico, compare poco nei mass media. Inoltre, al di là della “semplice” comunicazione televisiva, Akihito si è recato con la moglie proprio nelle zone della tragedia: ci sono diverse foto che lo ritraggono insieme a Michiko e alle squadre di emergenza, o con il personale di pronto soccorso proprio nelle zone colpite dallo tsunami.

Mai sopra le righe

Quando capita di chiacchierare con amici e colleghi giapponesi, arriva la sensazione che questo sia stato davvero un imperatore amato e stimato. Oltre alla vicinanza ed empatia che ha sempre cercato di dimostrare, un’altra caratteristica che lo ha reso particolarmente benvoluto è stata la sua sobrietà. La sua è l’immagine di un uomo che ha sempre cercato di mantenere un tono molto basso, di non dare mai sfoggio del proprio ruolo, di non dare mai sfoggio della propria ricchezza. Come a sottolineare che comunque tutta quella che è la sua ricchezza in realtà deriva dai contributi della popolazione.

Un'eredità importante e pesante

La scelta di abdicare è stata annunciata da Akihito stesso nel 2016: da quell’istante, il parlamento è andato in tilt, in una vera e propria situazione di emergenza per riuscire a modificare la legge. Anche in questa scelta, Akihito ha dimostrato rispetto e responsabilità: arrivato oltre gli 80 anni, il suo stato di salute non garantiva più – a suo dire – una funzione a pieno regime, e non gli permetteva quindi di servire il popolo nella maniera adeguata.

Il figlio, ed erede al trono, è Naruhito nato nel febbraio del 1960: al momento dell’abdicazione paterna era quindi sotto la sessantina, e si ritrovava un’eredità molto importante da gestire.
In parte, la figura paterna era molto amata, e in parte perché dovrà portare avanti una serie di istanze inaugurate da Akihito, come le relazioni con la Cina e la Corea.

Si tratta di dinamiche e relazioni internazionali che l’anziano imperatore aveva smosso nell’ottica di mantenere la pace nella regione, e non sono così scontate ad oggi, soprattutto in un momento in cui – ricordiamolo – il Giappone sta svoltando ancora più nettamente a destra (basti pensare alla lotta di Abe per modificare l’articolo 9 della costituzione).

Abbiamo davanti una nuova era, una nuova figura e un Giappone in trasformazione: le dinamiche del passato potranno essere affiancate da nuove necessità e da nuovi incontri.

Aspettiamo i prossimi anni per capire che imperatore sarà Naruhito, e quale sarà il suo impatto sul paese.

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